La ministra del Turismo, Daniela Santanchè, ha rilanciato l’idea di rivedere il calendario scolastico italiano per favorire la destagionalizzazione del turismo interno. Al centro della proposta c’è la volontà di ridistribuire le vacanze scolastiche lungo l’anno, accorciando la lunga pausa estiva e creando nuove pause in bassa stagione.
L’idea — annunciata al Terzo Forum Internazionale del Turismo a Milano — mira, secondo Santanchè, a rendere l’Italia una destinazione attiva 365 giorni l’anno, abbattendo i picchi di affollamento nei periodi tradizionali di ferie.
Cosa prevede il piano
- Accorciare la vacanza estiva e creare pause scolastiche distribuite nell’arco dell’anno.
- Lasciare alle Regioni libertà di scelta su come ripartire questi giorni di vacanza.
- Integrare nei piani formativi esperienze di scoperta del territorio e turismo scolastico.
- Dialogare con il ministero dell’Istruzione e del Merito, guidato da Giuseppe Valditara.
La proposta resta per ora a livello di discussione: fonti ufficiali del Ministero dell’Istruzione affermano che non esistono attualmente proposte concrete su cui lavorare.

Reazioni e perplessità
Se da una parte il piano viene celebrato come un possibile volano per il turismo, dall’altra la comunità educativa solleva dubbi seri:
- Infrastrutture scolastiche: le scuole italiane non sempre dispongono di condizioni ambientali adeguate fuori dai mesi tradizionali di lezione.
- Clima e sicurezza: in molte regioni già in giugno e settembre si raggiungono temperature elevate senza sistemi di condizionamento diffusi.
- Impatto pedagogico: cambiare profondamente i ritmi scolastici richiede studi pedagogici e un confronto ampio con gli operatori del settore.
Come sindacato si ribadisce che, attualmente, non è stata consultata in alcuna fase di elaborazione di questa ipotesi di revisione del calendario scolastico.
Non risultano, al momento, tavoli di confronto ufficiali con i sindacati della scuola né incontri programmati con le organizzazioni rappresentative dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola. Questa assenza di dialogo istituzionale solleva forti preoccupazioni sulla legittimità e sulla efficacia di qualsiasi proposta che riguardi direttamente gli studenti, le famiglie e il personale scolastico.
La UIL Scuola continuerà a sollecitare un coinvolgimento reale e sostanziale in ogni futura fase di discussione su temi che impattano l’organizzazione del tempo scuola, la salute nelle aule, la conciliazione famiglia-lavoro e il rispetto delle norme contrattuali.
Perché la scuola chiede confronto
Una proposta che tocca il tempo dell’apprendimento e della vita delle comunità educative non può essere affrontata con annunci mediatici o interlocuzioni informali. È essenziale:
- un confronto con i sindacati scolastici;
- una valutazione pedagogica e scientifica delle eventuali modifiche;
- la definizione di risorse per adeguare gli edifici scolastici;
- la tutela dei diritti del personale docente e ATA.