Il Decreto Scuola approvato dal Consiglio dei ministri introduce nuove disposizioni sulla presenza degli studenti con cittadinanza non italiana nelle classi. Il limite del 30% previsto per le classi prime sarà applicato dall’anno scolastico 2027/28, secondo criteri che tengono conto anche del percorso scolastico svolto in Italia.
Ma in Lombardia la questione assume dimensioni particolarmente rilevanti.
L’elaborazione di UIL Scuola Lombardia sui dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito mostra infatti che 1.327 sedi scolastiche su 7.729 superano il 30% di alunni con cittadinanza non italiana.
Significa il 17,2% delle sedi scolastiche lombarde, quasi una su sei. A livello nazionale la quota è dell’8,9%.
È importante precisare che questi dati descrivono la distribuzione degli alunni in base alla cittadinanza e non coincidono automaticamente con i criteri previsti dal nuovo decreto. Offrono però una fotografia della forte concentrazione presente in diversi territori lombardi.
Guadagno: «Non basta spostare gli studenti»
Le differenze all’interno della regione sono notevoli. La quota di sedi sopra il 30% raggiunge il 30,9% in provincia di Mantova, il 24,8% a Lodi, il 24,1% a Cremona, il 23,3% a Pavia e il 22,3% a Milano.
In alcuni comuni la concentrazione è ancora maggiore: tra quelli con almeno dieci sedi scolastiche, si arriva al 72,2% a Corsico, al 64,3% a Romano di Lombardia e al 63,2% a Pioltello.
Ed è proprio la distribuzione territoriale a porre uno dei principali interrogativi.

«Prima di stabilire sulla carta come distribuire gli studenti bisogna conoscere la geografia reale delle nostre scuole – sottolinea Francesco Guadagno, Segretario regionale UIL Scuola Lombardia –. In alcune aree non è una singola scuola ad avere una forte presenza di alunni di origine straniera: è un intero territorio. Dove dovremmo spostare gli studenti se anche le scuole vicine vivono la stessa situazione?».
Per UIL Scuola Lombardia, quindi, non basta spostare il problema da una scuola all’altra. Occorre mettere le scuole nelle condizioni di affrontarlo.

Più italiano, ma diminuiscono i posti
Un altro elemento riguarda il personale specializzato nell’insegnamento dell’italiano agli studenti di lingua straniera, la classe di concorso A-23. Nel 2025/26 i posti autorizzati a livello nazionale erano 937. Nel 2026/27 sono diventati 762: 175 in meno. In Lombardia si passa da 182 a 154 posti, con una riduzione di 28 unità.
«È una contraddizione che non possiamo ignorare – osserva Guadagno –. Se l’obiettivo è rafforzare l’integrazione, servono più docenti specializzati, mediatori e organici stabili. I dati devono dirci dove investire». La posizione si inserisce nella linea espressa dal Segretario generale UIL Scuola Giuseppe D’Aprile: «Sulla scuola si investe, sulla scuola non si fa cassa».
Attenzione anche alle famiglie
Resta inoltre da comprendere come le nuove disposizioni saranno applicate concretamente nei territori. UIL Scuola Lombardia chiede criteri chiari, procedure definite e particolare attenzione alle esigenze delle famiglie. La redistribuzione degli studenti può diventare complessa soprattutto quando fratelli e sorelle frequentano scuole di ordine diverso o quando le alternative disponibili si trovano in altri comuni. Più chilometri, tempi di percorrenza e costi di trasporto rischierebbero di trasformarsi in una penalizzazione economica e organizzativa per le famiglie.
«L’integrazione – conclude Guadagno – ha bisogno di strumenti concreti: insegnamento dell’italiano, personale, mediazione culturale e risorse adeguate alle realtà territoriali. Una percentuale, da sola, non può farlo».