Il liceo classico agonizza davvero? L’ironia di Mattioli riapre il dibattito

Il calo delle iscrizioni al liceo classico continua ad alimentare il dibattito sul futuro della formazione umanistica nella scuola italiana.

Come abbiamo raccontato nel nostro approfondimento sui dati delle iscrizioni, il liceo classico è stato scelto per l’anno scolastico 2026-2027 da circa il 5,2 per cento degli studenti, una quota in diminuzione rispetto al passato.

Su questo tema è intervenuto anche il giornalista Alberto Mattioli, con un commento pubblicato su Il Foglio, che affronta la questione con un registro volutamente ironico e provocatorio.


Una difesa paradossale del classico

Nel suo articolo Mattioli descrive con tono volutamente provocatorio il liceo classico più tradizionale: quello fondato su latino, greco, filosofia, memoria e rigore nello studio. Il riferimento è alla scuola nata nell’Ottocento con la legge Casati del 1859 e consolidata con la riforma Gentile del 1923, quando il liceo classico rappresentava il percorso di formazione della classe dirigente italiana.

«Il liceo classico agonizza e va salvato».

La provocazione è evidente: difendere il classico proprio mentre le iscrizioni diminuiscono.


Il valore delle “cose inutili”

Nel testo Mattioli richiama anche una riflessione attribuita alla filosofa Agnes Heller, che diventa uno dei passaggi più significativi del commento.

«Se qualcuno dovesse chiedermi che cosa si dovrebbe imparare al liceo, risponderei: prima di tutto solo cose “inutili”: greco antico, latino, matematica pura e filosofia».

Il paradosso è semplice: ciò che sembra inutile nella vita pratica può diventare la base di una formazione culturale ampia e duratura.


Il passaggio più citato

«Tutto quello che è inutile nella vita. Il bello è che così, a diciotto anni, si ha un bagaglio di sapere inutile con cui si può fare tutto».

(dal commento di Alberto Mattioli pubblicato su Il Foglio)


Il mito della scuola severa

Nel racconto dell’autore riemerge anche la memoria di una scuola molto più rigorosa: pagine da imparare a memoria, versioni difficili, il celebre dizionario di greco Rocci, voti severi. Un mondo scolastico raccontato con una punta di nostalgia ma anche con evidente autoironia.

«Sono irregolari perché sono irregolari. Non c’è niente da capire. Dovete soltanto impararli a memoria».


Un dibattito che riguarda tutta la scuola

Dietro l’ironia del commento si intravede una questione più ampia: quale equilibrio dovrebbe avere oggi la scuola tra formazione culturale e competenze pratiche. Negli ultimi anni, infatti, le scelte degli studenti si stanno orientando sempre più verso indirizzi scientifici, linguistici o tecnici, mentre il liceo classico rappresenta una quota sempre più ridotta delle iscrizioni.

Ed è proprio questa trasformazione a riaprire una domanda che riguarda l’intero sistema scolastico: quale ruolo deve avere oggi la cultura umanistica nella formazione delle nuove generazioni.

Comments are closed.