Violenza tra adolescenti: il rapporto “Stavo solo scherzando” mette in luce dinamiche preoccupanti

La ricerca e i dati principali

Alla vigilia di San Valentino è stato pubblicato il rapporto “Stavo solo scherzando – Nuove evidenze sulla violenza nelle relazioni tra adolescenti”, realizzato da Save the Children in collaborazione con Ipsos Doxa. La ricerca, basata sulle risposte di circa mille ragazze e ragazzi italiani tra i 14 e i 18 anni, fotografa un fenomeno molto più diffuso di quanto si immagini nella quotidianità delle relazioni giovanili. 

Secondo i dati principali:

  • 1 adolescente su 4 dichiara di essere stato spaventato almeno una volta da atteggiamenti violenti (schiaffi, pugni, spinte o lancio di oggetti) da parte del partner. 
  • 1 su 3 è stato geolocalizzato dal partner tramite strumenti digitali, segnale di controllo e limitazione della libertà personale. 
  • Il 28% ha subito pressioni per inviare foto o video intimi o ha visto immagini condivise senza consenso.
  • Il 29% si è sentito costretto a compiere atti sessuali indesiderati.
  • Il 36% ha subito insulti o prese in giro per genere o orientamento sessuale.

Queste dinamiche non riguardano solo la relazione privata, ma si estendono allo spazio pubblico e digitale: più di 4 adolescenti su 10 riferiscono commenti o avances sessuali indesiderate, con percentuali ancora più elevate tra le ragazze. 

Normalizzazione di comportamenti di controllo e violenza

Il titolo del rapporto – “Stavo solo scherzando” – richiama proprio la tendenza a minimizzare e normalizzare atteggiamenti aggressivi o di controllo all’interno delle relazioni giovanili. Comportamenti che dovrebbero essere letti come segnali di allarme vengono spesso banalizzati come normali o romantici. 

Il rapporto evidenzia anche la relazione tra contesti familiari conflittuali e una maggiore probabilità di riprodurre modelli di controllo e aggressività nelle relazioni affettive. Vivere in ambienti segnati da tensioni o violenza sembra associarsi a una maggiore esposizione sia al ruolo di vittima sia a quello di autore/attrice di comportamenti violenti. 

Le ragazze pagano un prezzo più alto

Seppure la violenza non riguardi esclusivamente un genere, le ragazze risultano più esposte e vulnerabili a molteplici forme di abuso e controllo. Nello spazio pubblico:

  • il 66% delle ragazze dichiara di aver subito catcalling
  • il 70% afferma di sentirsi in pericolo in strada
  • quasi la metà evita di prendere i mezzi pubblici da sola la sera.

Questi dati confermano che il fenomeno non si esaurisce nella relazione di coppia, ma si intreccia con modelli sociali, culturali e di abuso che richiedono una risposta più ampia e strutturata. 

Perché questo rapporto è importante

La diffusione di comportamenti violenti e di controllo nelle relazioni adolescenziali non può essere ignorata come fenomeno marginale o isolato. La ricerca di Save the Children mette in evidenza:

  • una violenza normalizzata e spesso minimizzata; 
  • la presenza di forme di controllo digitale che limitano l’autonomia personale; 
  • la necessità di strumenti educativi e culturali adeguati per riconoscere e contrastare tali dinamiche. 

Verso un impegno educativo

I risultati del rapporto rilanciano la richiesta di interventi strutturati nell’ambito dell’educazione affettiva, dell’educazione digitale responsabile e del contrasto alla violenza di genere nelle scuole e nella società. Offrire strumenti di conoscenza e di riconoscimento delle dinamiche di abuso può aiutare ragazze e ragazzi a costruire relazioni basate sul rispetto, sulla reciprocità e sulla consapevolezza. 

La posizione della UIL Scuola

La UIL Scuola ribadisce da sempre che l’educazione all’affettività e alla sessualità è oggi necessaria per accompagnare bambini e adolescenti nella costruzione della propria identità, offrendo strumenti per comprendere corpo, emozioni e relazioni.

Negare alle scuole la possibilità di affrontare questi temi in modo strutturato significa lasciare i giovani esposti a fonti non verificate, come i social, dove circolano contenuti distorti e stereotipati.

Il sindacato chiede al Parlamento di evitare interventi ideologici sull’attività didattica e di restituire piena fiducia alla professionalità del personale scolastico, nel rispetto del PTOF e dei bisogni educativi degli studenti.