Un minuto di silenzio per la pace a scuola: un invito a seminare coscienza

In un contesto globale caratterizzato da conflitti sempre più numerosi e disumani — da Gaza all’Ucraina, dal Sahel alla Repubblica Democratica del Congo — il maestro e giornalista Alex Corlazzoli lancia un appello: che il primo giorno di scuola, in ogni istituto, venga osservato un minuto di silenzio dedicato alla pace, accompagnato da una semplice, essenziale spiegazione. L’obiettivo? Stimolare nei più giovani una riflessione sul valore della convivenza e sul ruolo che ciascuno può avere nel costruire la pace.

“Quel minuto di silenzio è stato un seme nella mia coscienza di bambino” — ricorda Corlazzoli, riferendosi al ricordo istituzionale del 9 maggio, dedicato alla memoria di Aldo Moro. È proprio partendo da quel gesto, allora apparentemente distante e incomprensibile, che egli ha imparato a interrogarsi sul senso della storia.

Non si tratta semplicemente di un esercizio simbolico, ma di un’opportunità educativa: creare un momento collettivo in cui fermarsi, pensare, riconoscere i dolori altrui e ragionare insieme su possibili vie di giustizia e condivisione.

Il sostegno della Uil Scuola

Il sindacato Uil Scuola non solo accoglie l’iniziativa, ma la sostiene pubblicamente. Il segretario generale, Giuseppe D’Aprile, la descrive come “un modo semplice e diretto” per affrontare il tema dei conflitti in atto e trasformare la scuola in un luogo dove si coltivi consapevolezza e senso civico.

Un gesto dal significato potente

Un minuto — sessanta secondi di silenzio — può sembrare insignificante, ma come ci ricordano i costruttori di pace, è nelle piccole tracce che si costruisce una coscienza collettiva.

Corlazzoli cita Gino Strada:

“Se vuoi la pace, prepara la pace.”

Educare alla pace significa innanzitutto educare alla comprensione, e farlo fin dai primi giorni di scuola è anche un investimento sul futuro democratico del nostro Paese, dei suoi cittadini più giovani, del senso di responsabilità collettiva.