Dopo anni di entusiasmo per tablet, laptop e piattaforme digitali, molte scuole stanno rivedendo il rapporto tra tecnologia e apprendimento. Dalla Svezia all’Inghilterra, fino all’Italia, cresce il numero di governi e istituti scolastici che scelgono di limitare smartphone e dispositivi digitali nelle classi, soprattutto tra i più giovani.
Il tema non riguarda un rifiuto della tecnologia, ma la ricerca di un equilibrio tra strumenti digitali, concentrazione, socialità e qualità dell’apprendimento.
Il caso Svezia: ritorno ai libri di testo
Uno degli esempi più citati arriva dalla Svezia. Dopo aver puntato fortemente sulla digitalizzazione scolastica, il governo svedese ha cambiato strategia.
Secondo la BBC, Stoccolma ha stanziato oltre 200 milioni di dollari per riportare libri di testo cartacei nelle scuole e ridurre l’uso dei dispositivi digitali, soprattutto nella fascia dell’infanzia e della primaria. Alla base della scelta ci sarebbero il calo delle competenze in lettura e matematica e le preoccupazioni di pedagogisti e neuroscienziati sugli effetti dell’esposizione continua agli schermi.
Regno Unito e Italia: stretta sugli smartphone
Anche il governo guidato da Keir Starmer ha annunciato misure per vietare gli smartphone nelle scuole inglesi, tema rilanciato dal Financial Times.
In Italia il dibattito è ormai aperto in quasi tutti gli istituti. Secondo RaiNews, nove scuole su dieci hanno aggiornato i regolamenti interni per adeguarsi alle restrizioni sull’uso degli smartphone dalla primaria alle superiori.
La discussione non riguarda soltanto la distrazione durante le lezioni, ma anche:
- qualità dell’attenzione;
- difficoltà di concentrazione;
- esposizione continua ai social;
- impatto sulla socialità;
- aumento dell’ansia tra bambini e adolescenti.
Gli insegnanti: “Gli schermi sono ovunque”
Un sondaggio del quotidiano The New York Times condotto su 350 insegnanti statunitensi racconta una realtà ormai diffusa: gli schermi sono presenti praticamente in tutte le aule e molti docenti li considerano una fonte costante di distrazione. Secondo l’indagine, sono spesso gli stessi genitori a chiedere maggiori limiti sull’utilizzo di app, piattaforme e strumenti di intelligenza artificiale durante l’orario scolastico. Tuttavia, come osserva Fortune, in molti istituti il digitale è ormai così integrato nella didattica quotidiana da rendere difficile un ritorno completo al passato.

Il modello Greystones: “Ci vuole un villaggio”
Tra le esperienze più osservate in Europa, come ce lo racconta La Repubblica, c’è quella di Greystones, cittadina irlandese diventata un simbolo del movimento “smartphone-free” tra bambini e adolescenti.
Il progetto si chiama It Takes a Village ed è nato nel 2023 dal lavoro congiunto di scuole, famiglie e comunità locale. L’obiettivo è semplice: evitare l’uso degli smartphone almeno fino all’ingresso nella scuola secondaria.
A spiegare la filosofia dell’iniziativa è la dirigente scolastica Rachel Harper, che ha promosso il progetto insieme ad altri istituti del territorio. Secondo Harper, dopo la pandemia erano aumentati ansia, difficoltà di concentrazione e dipendenza dagli schermi tra gli studenti. L’aspetto più interessante è che non si tratta di un divieto imposto dall’alto. Il progetto è nato dal basso e ha coinvolto famiglie, scuole, negozi, associazioni e comunità locale. Oggi circa il 70 per cento dei genitori della città aderisce all’iniziativa.
Nel reportage pubblicato da la Repubblica emergono anche gli effetti concreti raccontati da studenti e genitori. Molti bambini spiegano di trascorrere più tempo insieme dal vivo, fare sport, parlare di più e sentirsi meno esposti a episodi di cyberbullismo o pressione sociale online.
Anche alcune famiglie raccontano cambiamenti nelle relazioni quotidiane:
- più dialogo a tavola;
- meno isolamento;
- maggiore attenzione durante lo studio;
- più attività offline.
Il progetto non elimina completamente la tecnologia. Computer e strumenti digitali continuano a essere utilizzati per lo studio, ma con limiti e maggiore consapevolezza.
La questione non è “digitale sì o no”
Il dibattito internazionale sembra andare verso una posizione intermedia. Come osserva il The Guardian, il tema non è tornare a una scuola senza tecnologia, ma distinguere tra uso utile e uso automatico degli strumenti digitali, soprattutto durante l’età evolutiva.
La sfida riguarda quindi il modo in cui la tecnologia entra nella didattica:
- quando migliora davvero l’apprendimento;
- quando invece aumenta frammentazione e distrazione;
- come educare a un uso consapevole di smartphone, social e intelligenza artificiale.
Nel frattempo, sempre più scuole nel mondo stanno scegliendo di rallentare. E di riportare al centro libri, attenzione e relazioni.