“Fisica, non i copioni”: la nuova piaga del test per Medicina

Nell’ultimo bando di ammissione a Medicina e Chirurgia, il grande problema non sarebbero solo i compiti copiati o gli smartphone entrati in aula. No: la falla più grave pare essere la difficoltà nella prova di Fisica, materia chiave del nuovo sistema d’accesso, che rischia di bloccare migliaia di aspiranti medici.

Come siamo arrivati qui

  • Con la riforma 2025, il tradizionale quiz d’ingresso — il famoso “test a crocette” — è stato sostituito da un “semestre filtro”: tutti gli iscritti frequentano corsi in Fisica, Chimica e Biologia, poi sostengono tre prove scritte uguali in tutte le università.
  • Il primo appello si è tenuto lo scorso 20 novembre con un’adesione altissima — circa l’87% dei nuovi immatricolati.
  • Le prove: 45 minuti ciascuna, con 31 domande (a risposta multipla o completamento). Per passare bisogna raggiungere almeno 18/30 in ciascuna materia.

Risultati molto bassi: Fisica è il vero scoglio

Secondo un articolo del quotidiano Corriere della Sera di oggi, la percentuale di promossi nella prova di Fisica varia «tra il 10 e il 17 per cento», a seconda della città e dell’ateneo. Nella prestigiosa Università Statale di Milano — tra le più gettonate — solo il 12 % degli iscritti al semestre filtro ha passato la prova di Fisica. Nel complesso, i numeri di promossi nelle altre materie sono più alti ma comunque bassi: Chimica ~24%, Biologia ~30%.

Il dato è destinato a scuotere: se non si supera tutte e tre le prove, non si può continuare gli studi in Medicina. Questo significa che molti si troveranno bloccati non per mancanza di saper copiare — ma perché la preparazione non basta.

Le conseguenze — rischio posti vacanti

  • C’è il rischio concreto che alla fine i candidati ammessi siano meno dei posti disponibili, perché serve superare tutte e tre le prove (Fisica, Chimica, Biologia), e Fisica sembra lo scoglio più duro.
  • Il secondo appello è previsto per il 10 dicembre 2025, e gli studenti hanno tempo fino al 6 dicembre per iscriversi.
  • Ma già ora molti fanno calcoli amari: quello che doveva essere un “semestre aperto” per ampliare l’accesso a Medicina rischia di diventare una barriera più selettiva (e più stressante) del vecchio test a crocette.

Che cosa dicono le università e il ministero

Da un lato, alcune università hanno scelto di rendere pubblici i risultati, permettendo di mettere a confronto i dati tra atenei.
Dall’altro, il ministero aveva assicurato che il semestre filtro fosse una svolta: un modo per puntare davvero sulla formazione, non solo sulla selezione.
Ma con risultati come questi, la speranza di “formare più medici” potrebbe rivelarsi un’illusione — se molti non superano Fisica, certi posti resteranno vuoti.


Un cambio di paradigma che rischia di fallire

Il semestre filtro era stato annunciato come un passo avanti: eliminare i quiz-tutto-compiti, dare tempo e strumenti per studiare, selezionare in modo più “equo”. Ma i risultati — soprattutto in Fisica — suggeriscono che la selezione rimane spietata. Se non si interviene — con più supporto per gli studenti, magari tutor o sessioni aggiuntive — c’è il rischio concreto che decine di migliaia di iscritti si ritrovino fermi al primo semestre, con molti posti in Medicina lasciati vuoti.

Questa non è una consolazione per chi temeva il rischio di copiature, ma è una consolazione ben magra: significa che, sì, l’esame è probabilmente valido, ma la riforma rischia di tradursi in una nuova, drammatica selezione.

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