Eduscopio 2025: come leggere davvero i dati sulle scuole superiori

È online la nuova edizione di Eduscopio, la ricerca annuale della Fondazione Agnelli che misura i risultati degli studenti dopo la maturità, osservando i loro percorsi universitari e lavorativi.
Il portale, consultabile su www.eduscopio.it, confronta migliaia di scuole italiane e viene spesso utilizzato da famiglie e studenti in fase di orientamento.

Come ogni anno, la pubblicazione genera un immediato interesse mediatico: classifiche, titoli a effetto, graduatorie locali. Ma questo approccio rischia di ridurre un lavoro complesso a una sfida tra “vincitori” e “perdenti”, allontanandoci dal senso reale dello strumento.


Cosa misura Eduscopio, davvero

Eduscopio non valuta la qualità della didattica in sé, né la “bravura” degli insegnanti.
Analizza gli esiti dopo il diploma, guardando:

  • per i licei, esami superati e media del primo anno universitario;
  • per gli istituti tecnici, l’ingresso nel mondo del lavoro nei due anni successivi.

Sono indicatori utili, ma non raccontano tutto: non misurano il clima educativo, il contesto socio-economico, le risorse disponibili, il benessere degli studenti, la stabilità degli organici. È quindi corretto considerarli per ciò che sono: dati da interpretare, non classifiche assolute.


La riflessione di Nicola Ghittoni: un invito alla prudenza

A spiegare bene questo punto è stato il giornalista Nicola Ghittoni, nel suo podcast Morning del quotidiano IlPost.it.


La sua analisi si distingue da molti commenti apparsi sui giornali, spesso focalizzati sul “miglior liceo”, sulle “scuole sul podio” e su gare che finiscono per alimentare pressione e aspettative irrealistiche.

Ghittoni ricorda una cosa semplice ma decisiva: «Prima di guardare la classifica, bisogna capire come viene costruita. E soprattutto bisogna ricordare che nessuna scuola ha la bacchetta magica».


La novità 2025: il confronto tra quadriennali e quinquennali

Per la prima volta Eduscopio mette a confronto i risultati degli studenti, all’interno degli stessi istituti, per garantire un confronto reale, che si diplomano:

  • dopo 4 anni,
  • dopo 5 anni.

Il risultato è interessante:

  • la probabilità di iscriversi all’università è identica;
  • ma gli studenti del percorso quadriennale ottengono voti più bassi e meno crediti nel primo anno.

Ghittoni lo sintetizza così: «Tagliare un anno senza ripensare la didattica sembra non funzionare».

Una valutazione condivisa anche dal direttore della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto, secondo cui ogni riforma deve essere preceduta da una valutazione seria delle sperimentazioni: «Anticipare a 18 anni l’uscita dalla scuola secondaria, senza un profondo ripensamento didattico e organizzativo, può avere effetti negativi sulle competenze degli studenti». E aggiunge un punto decisivo: “Prima di mettere a sistema riforme così rilevanti, è necessario valutarne rigorosamente gli esiti. In Italia questo passaggio non sempre avviene.”


Perché questa lettura è importante per noi

Come UIL Scuola, osserviamo Eduscopio con rispetto ma anche con distanza critica.
I dati sono utili per orientare studenti e famiglie, ma non possono diventare l’unico metro di giudizio sulla qualità della scuola italiana.

  • Una scuola non è migliore solo perché “prima in classifica”.
  • I risultati degli studenti dipendono anche da contesto, risorse, stabilità del personale, capacità di inclusione.
  • Le scuole non vanno messe in competizione: vanno messe nelle condizioni di lavorare bene.


La scuola non è una gara: è un percorso educativo, fatto di relazioni, continuità, professionalità e scelte consapevoli.

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