Da settembre 2024 qualcosa è cambiato in viale Trastevere, e non in meglio. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha smesso di pubblicare i dati sull’avvio dell’anno scolastico. Niente numeri sugli studenti, niente cifre sulle classi, sugli insegnanti, sulla distribuzione territoriale. Silenzio.
Non stiamo parlando di un documento secondario. Da oltre un decennio, ogni autunno, l’Ufficio di statistica del MIM pubblicava puntualmente il suo “Focus sui dati di avvio dell’anno scolastico”: un rapporto sintetico ma prezioso, che consentiva a ricercatori, giornalisti, amministratori e famiglie di capire come stava andando il sistema. Quest’anno, nulla. L’anno scolastico 2025-26 è iniziato senza che nessuno sapesse ufficialmente quanti bambini e ragazzi siedono nei banchi italiani — si stima quasi sette milioni, ma appunto: si stima.

A sollevare il caso per primo è stato Tuttoscuola, che aveva già chiesto al Ministero di colmare il vuoto informativo nei mesi scorsi, senza ricevere risposta. La questione è poi approdata in Parlamento con un’interrogazione presentata alla Camera dall’on. Irene Manzi (PD) il 4 febbraio scorso, ancora in attesa di risposta da parte del ministro Valditara.
Il punto non è solo politico, è giuridico. La pubblicazione di questi dati non è una scelta discrezionale: è un obbligo sancito dal decreto legislativo 33/2013, integrato nel 2016, che definisce la trasparenza come “accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni”. Una norma pensata proprio per garantire il controllo democratico su chi gestisce risorse e servizi pubblici.
E la scuola è forse il servizio pubblico più capillare che esista: coinvolge oltre dieci milioni di cittadini, la maggior parte minorenni. Famiglie, insegnanti, sindaci, presidi — tutti meritano di sapere con dati alla mano come funziona il sistema di cui fanno parte.
Il sospetto che aleggia tra gli addetti ai lavori è che l’assenza di dati non sia casuale: che si voglia evitare il confronto pubblico su eventuali criticità o peggioramenti. È un sospetto grave, e proprio per questo andrebbe dissipato rapidamente con un gesto semplice: pubblicare quei dati. Subito.
La trasparenza non è un favore che la pubblica amministrazione fa ai cittadini. È un dovere. E il silenzio, in questo caso, parla più di qualsiasi comunicato.