Abiti e libri, la scuola tra regole e pregiudizi

Verona, 19 settembre 2025 – Nelle ultime settimane molte scuole italiane hanno diffuso circolari che vietano abiti ritenuti “non consoni” al contesto scolastico. Un tema che continua a dividere: da un lato chi ritiene necessario stabilire regole di decoro, dall’altro chi vede in questi divieti un modo per nascondere le vere emergenze educative.

In una lettera pubblicata su la Repubblica, Luca Marangoni di Verona osserva: «Perché vietare jeans strappati o magliette corte, e non preoccuparsi del fatto che gli studenti leggono sempre meno? Forse l’abito fa davvero il monaco».

Il giornalista Francesco Merlo ha risposto con toni critici, definendo la questione «una maionese di pregiudizi». Secondo Merlo, i divieti ministeriali mirano a reprimere la naturale provocazione giovanile in ambienti scolastici già segnati da “sciatteria burocratica” e spazi pubblici impoveriti. Ma soprattutto, il pregiudizio maggiore – spiega – è quello sugli studenti che non leggerebbero e non capirebbero ciò che leggono. Un’accusa ingiusta in un paese dove «sono proprio gli adulti a non leggere, preferendo stordirsi con i festival televisivi».

Merlo difende anche il lavoro degli insegnanti: «Gli insegnanti sono il meglio dell’Italia, maltrattati economicamente dai ministri e offesi da genitori e studenti. Restano però i più tenaci lettori di libri e giornali».

Il dibattito resta aperto: tra chi chiede maggiore rigore formale e chi invita a investire sulle competenze critiche, la scuola sembra ancora una volta diventare il terreno simbolico di scontri che vanno ben oltre l’abbigliamento.

Da La repubblica 19.09.2025

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