Dal prossimo anno scolastico, tutte le scuole superiori potrebbero cambiare nome. Anche istituti tecnici e professionali verrebbero ricondotti alla stessa denominazione. La proposta del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, potrebbe essere inserita in un provvedimento in discussione in Parlamento ed entrare in vigore già da settembre.
L’obiettivo dichiarato è superare una distinzione percepita come gerarchica tra percorsi. Nascono così formule come meccatronica, agrario, chimico o tessile, tutte sotto un’unica etichetta.
Secondo il ministro, si tratta di riconoscere pari dignità a tutti i percorsi formativi, senza cancellarne le caratteristiche:
- didattica laboratoriale
- collegamento con il mondo del lavoro
- rapporto con imprese e territorio
Il punto: cambiare il nome basta?
La questione non è solo formale. Il cambiamento solleva una domanda più concreta: modificare la denominazione può davvero incidere sulla qualità dei percorsi?
Il ministero indica una direzione chiara: mantenere la specificità tecnica, ma rafforzare la percezione di qualità. Intanto il sistema si muove su più fronti:
- consolidamento del modello 4+2 (quattro anni più ITS)
- revisione dei programmi dei percorsi generalisti
- futura riforma dei contenuti tecnici
- introduzione di intelligenza artificiale, STEM e didattica innovativa
Il cambio di nome è la parte più rapida. Il resto richiederà tempo.

Programmi: Manzoni può aspettare
Le novità non riguardano solo l’organizzazione, ma anche i contenuti. La modifica più discussa tocca la letteratura italiana.
I promessi sposi non saranno più centrali nel biennio. Il romanzo di Manzoni viene spostato al quarto anno, quando si affronta l’Ottocento. Nei primi anni, invece, maggiore libertà per i docenti:
- almeno tre libri l’anno
- autori contemporanei e più accessibili
- apertura a generi diversi, dal giallo alla fantascienza
- spazio anche a testi teatrali, saggi e sceneggiature
L’obiettivo è semplice: far leggere di più gli studenti.
Il nodo culturale
La scelta ha riaperto un dibattito che riguarda il senso stesso dei classici nella scuola. Il rischio, segnalato anche nel commento di Filippo La Porta pubblicato su Repubblica, è quello di trasformare opere come quella di Manzoni in semplici oggetti storici, da studiare “al momento giusto”, perdendo il loro valore attuale.
Il problema non è la difficoltà del testo. È come lo si propone.
Se i classici vengono isolati nel loro contesto, diventano:
- esercizi scolastici
- analisi tecniche
- letture lontane dall’esperienza degli studenti
E perdono la loro funzione principale: parlare al presente. Manzoni non è solo lingua ottocentesca. È anche: riflessione sul potere, analisi delle disuguaglianze, racconto delle dinamiche sociali, critica delle istituzioni. Temi che restano attuali.
Un equilibrio da trovare
La riforma si muove su un equilibrio delicato:
- rendere la scuola più accessibile
- mantenere solidità culturale
Semplificare può aiutare a coinvolgere. Ma se diventa sostituzione, il rischio è ridurre la profondità dei percorsi.
Lo stesso vale per il cambio di denominazione: può ridurre uno stigma, ma non elimina le differenze reali tra indirizzi.
E soprattutto una domanda: rendere tutto uguale aiuta davvero a migliorare?