Precari della scuola: l’Europa apre una procedura di infrazione contro l’Italia

La Commissione europea ha inviato una lettera formale al Ministero dell’Istruzione: l’Italia viola le norme europee sul trattamento dei lavoratori a tempo determinato nella scuola. Chi non è di ruolo non matura gli scatti di stipendio, quegli aumenti automatici legati all’anzianità che invece spettano ai colleghi assunti a tempo indeterminato. Una disparità che l’Europa considera illegittima, in contrasto con la direttiva 70 del 1999. Il governo ha due mesi per adeguarsi, altrimenti la procedura di infrazione potrà tradursi in sanzioni economiche pesanti.

I numeri raccontano un’emergenza che non si può più ignorare. Come sottolinea il Segretario generale della UIL Scuola, Giuseppe D’Aprile, «i dati diffusi dallo stesso Ministero parlano chiaro: 285.929 contratti di supplenza tra docenti e personale ATA. Il precariato scolastico è più che raddoppiato dal 2015 a oggi, passando da 126.679 a quasi 286.000 contratti a termine. Non siamo di fronte a una fase transitoria: questo è un sistema che ha fatto del precariato una regola».

Ma di cosa si parla concretamente quando si chiede di trasformare l’organico di fatto in organico di diritto? D’Aprile lo spiega in modo diretto: «Vuol dire una cosa molto semplice: trasformare un organico previsionale — determinato tenendo conto delle classi autorizzate sulla base del numero degli alunni iscritti — in un organico strutturale, basato sulle reali esigenze delle scuole». In altre parole: smettere di fingere che certi posti non esistano quando invece sono indispensabili ogni anno.

Il meccanismo attuale è paradossale. «Nella scuola italiana ci sono migliaia di cattedre che vengono coperte con supplenze annuali fino al 30 giugno perché non previste prima. Scompaiono a luglio e agosto e riappaiono a settembre. Peccato che si tratti di posti necessari per far funzionare le scuole, garantire il diritto allo studio e assicurare continuità didattica agli studenti». Insegnanti che spariscono ogni estate per poi ricominciare da capo, studenti che cambiano docente di anno in anno. Un sistema che scarica sui più deboli il costo delle proprie inefficienze.

La soluzione esiste ed è chiara: «Tenere questi posti in organico di fatto significa decidere di non decidere. Trasformarli in organico di diritto significherebbe invece assumere, programmare, garantire la continuità didattica, assicurare stabilità al personale e dare dignità al lavoro. È una scelta politica. E noi continuiamo a chiedere che venga assunta nell’interesse della scuola statale, degli studenti e di chi ci lavora».

Una scuola precaria non è una scuola di qualità.

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