Le lezioni sono finite o stanno per finire in tutta Italia. Ma dietro l’ultimo campanello emerge una realtà meno visibile: edifici scolastici che avrebbero bisogno di interventi urgenti, aule sempre più esposte alle ondate di calore, fondi del PNRR che faticano a trasformarsi in cantieri conclusi e famiglie costrette a scegliere tra un Piano Estate limitato e centri estivi privati dai costi sempre più elevati.
L’estate, in fondo, rende semplicemente più evidenti problemi che la scuola italiana si porta dietro per tutto l’anno.
Edifici scolastici: il ritardo che continua
Secondo gli ultimi dati riportati da Tuttoscuola, circa il 90% degli edifici scolastici italiani non risulta pienamente conforme agli standard di sicurezza e qualità richiesti.
Le criticità riguardano aspetti diversi: vulnerabilità sismica, prevenzione incendi, manutenzione straordinaria e adeguamento degli spazi.
Nel frattempo, molti interventi finanziati con il PNRR procedono a rilento. I pagamenti effettuati si fermano a poco più della metà delle risorse stanziate e il rischio, segnalato da diversi osservatori, è che una parte delle opere non venga completata entro le scadenze europee.
La situazione non riguarda soltanto le aree più fragili del Paese. Anche nelle grandi città permangono scuole che necessitano di interventi strutturali importanti. Tuttavia, nei territori con minore capacità amministrativa il problema rischia di diventare ancora più grave, ampliando le differenze tra aree del Paese.
Il divario si misura anche in gradi centigradi
Per anni si è parlato di divari tra scuole in termini di laboratori, palestre o connessioni internet. Oggi il divario si misura sempre più spesso anche in gradi centigradi.
Secondo Legambiente, solo una piccola parte degli edifici scolastici dispone di sistemi di raffrescamento adeguati. Nella maggioranza delle scuole studenti e personale affrontano temperature che durante la tarda primavera e l’inizio dell’estate possono diventare difficili da sostenere. Le ondate di calore non sono più eventi eccezionali. In molte città italiane le temperature superiori ai 30 gradi si registrano ormai già a maggio e giugno.
Gli esperti chiedono interventi strutturali: isolamento termico, schermature solari, ventilazione, riqualificazione energetica e più spazi verdi nei cortili scolastici. Misure che richiedono programmazione e investimenti continui.
Il Piano Estate può aiutare, ma non basta
Per il 2026 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha stanziato 300 milioni di euro per il Piano Estate.
Le scuole potranno utilizzare queste risorse per organizzare laboratori, attività sportive, percorsi linguistici, iniziative STEM e progetti di socializzazione durante la sospensione estiva delle lezioni. Si tratta di un’opportunità importante, ma la copertura resta inevitabilmente limitata. Le attività si concentrano spesso in poche settimane e dipendono dalla capacità organizzativa delle singole scuole.
Per molte famiglie il problema della gestione dei figli durante l’estate continua quindi a rimanere aperto.
Il costo dell’estate pesa sempre di più sulle famiglie
Quando il Piano Estate non è disponibile o non copre l’intero periodo estivo, la soluzione più frequente resta il centro estivo.

Secondo l’Osservatorio Eures-Adoc anticipato dal Sole 24 Ore, nel 2026 il costo medio di un centro estivo privato è salito a 179 euro a settimana, con un aumento del 3,5% rispetto all’anno precedente. Le differenze territoriali sono marcate.
Milano si conferma la città più costosa con una tariffa media di 233 euro a settimana. Seguono Firenze, Bologna, Torino e Roma. Più contenuti i costi nel Mezzogiorno, ma comunque significativi per molti bilanci familiari. Su otto settimane di attività, una famiglia milanese può arrivare a spendere circa 1.861 euro per un figlio e oltre 3.500 euro per due. Importi che in molti casi equivalgono a uno stipendio mensile intero.
Una questione che va oltre l’estate
Il dibattito sulle scuole aperte durante l’estate divide da anni famiglie, amministrazioni e mondo della scuola.
Ma forse la domanda da porsi è un’altra. Il problema non nasce a giugno e non si esaurisce a settembre. Ha a che fare con il tempo pieno, con la qualità degli edifici, con la disponibilità di servizi educativi sul territorio, con la conciliazione tra lavoro e vita familiare. Per molte famiglie l’estate non crea nuove difficoltà: rende semplicemente più visibili quelle che esistono già.
Ecco perché la sfida non è soltanto organizzare qualche settimana in più di attività. È costruire una scuola capace di offrire sicurezza, qualità educativa e opportunità durante tutto l’anno, indipendentemente dal luogo in cui si vive e dal reddito della famiglia.
Fonti: Il Sole 24 Ore (M. Finizio, C. Tucci); Domani (F. Fulghesu; Redazione; Tortuga – report “L’estate addosso”), giugno 2026.