La parola “disabilità” è pronta a entrare per la prima volta nella Costituzione italiana. La Commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato all’unanimità il disegno di legge costituzionale che modifica gli articoli 3 e 38 della Carta, introducendo un linguaggio più rispettoso della dignità delle persone e in linea con l’evoluzione culturale e giuridica degli ultimi decenni.
Il percorso parlamentare non è ancora concluso, ma il voto unanime rappresenta un segnale significativo. Su un tema che riguarda i diritti fondamentali della persona, maggioranza e opposizione hanno trovato una posizione comune.
Cosa prevede la riforma
Le modifiche riguardano due articoli della Costituzione.
Nell’articolo 3 sarà inserito esplicitamente il riferimento alla disabilità tra le condizioni rispetto alle quali la Repubblica è chiamata a garantire uguaglianza sostanziale e pari opportunità.
Nell’articolo 38, invece, sarà eliminata la parola “minorati”, espressione utilizzata nel testo del 1948 ma oggi considerata superata e non più coerente con il linguaggio dei diritti.
Le parole non risolvono tutto, ma cambiano il modo di guardare le persone
Un cambiamento lessicale non elimina automaticamente le discriminazioni. Tuttavia, le parole con cui una società descrive le persone contribuiscono a costruire cultura, orientano le politiche pubbliche e influenzano il modo in cui ciascuno interpreta la realtà.
Negli ultimi anni si è progressivamente affermato un nuovo modello di lettura della disabilità. Non viene più considerata soltanto una caratteristica della persona, ma il risultato dell’incontro tra una condizione individuale e le barriere presenti nell’ambiente.
Scale senza ascensori, edifici non accessibili, strumenti didattici inadeguati, servizi insufficienti o organizzazioni poco inclusive possono limitare la partecipazione alla vita sociale, scolastica e lavorativa. In questa prospettiva, il compito delle istituzioni non è soltanto assistere, ma rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno esercizio dei diritti.
Un messaggio che riguarda anche la scuola
Per il mondo della scuola questo passaggio assume un valore particolare. Ogni giorno docenti, personale ATA, dirigenti scolastici, educatori e famiglie lavorano per costruire ambienti nei quali ogni studente possa partecipare pienamente alla vita scolastica.
L’inclusione non coincide soltanto con il sostegno didattico. Significa progettare spazi accessibili, utilizzare strumenti adeguati, investire nella formazione del personale e promuovere una cultura capace di riconoscere le differenze come una ricchezza.
Anche il linguaggio delle istituzioni contribuisce a questo percorso.
Un cammino che continua
L’approvazione in Commissione rappresenta soltanto il primo passaggio previsto per le leggi di revisione costituzionale. Il testo dovrà ora proseguire il suo iter parlamentare fino all’approvazione definitiva. Se la riforma sarà confermata, la Costituzione utilizzerà finalmente un linguaggio pienamente coerente con i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e con una visione moderna dell’inclusione. Non sarà soltanto una modifica terminologica.
Sarà il riconoscimento che la disabilità non definisce una persona e che una comunità davvero inclusiva si misura soprattutto dalla capacità di eliminare gli ostacoli che ne limitano la libertà, l’autonomia e la partecipazione.