Intelligenza artificiale e sostegno: negli Usa aiuta a scrivere i PEI. E in Italia?

L’intelligenza artificiale entra sempre più spesso nelle scuole. Non solo nelle aule o nei compiti degli studenti, ma anche nel lavoro quotidiano degli insegnanti.

Negli Stati Uniti, racconta un approfondimento della National Public Radio (NPR), molti docenti di sostegno stanno iniziando a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per preparare documentazione, organizzare informazioni sugli alunni e predisporre bozze dei piani educativi individualizzati.

L’obiettivo non è sostituire il lavoro professionale degli insegnanti. Al contrario. L’idea è utilizzare la tecnologia per ridurre il tempo dedicato alle attività burocratiche e recuperare spazio per ciò che conta davvero: il rapporto educativo con gli studenti.

Quando la documentazione occupa il tempo dell’insegnamento

L’articolo di NPR parte da una constatazione semplice. Gli insegnanti di sostegno trascorrono una parte significativa del proprio tempo nella compilazione di documenti, relazioni, osservazioni, monitoraggi e aggiornamenti dei piani individualizzati. Si tratta di attività necessarie, ma spesso molto impegnative.

Negli Stati Uniti, come in Italia, la carenza di personale specializzato e l’aumento degli adempimenti amministrativi hanno reso ancora più difficile conciliare il lavoro educativo con quello documentale. Per alcuni insegnanti intervistati da NPR, l’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento utile per alleggerire almeno una parte di questo carico.

Come viene utilizzata l’intelligenza artificiale

Secondo le testimonianze raccolte dall’emittente americana, l’IA viene impiegata soprattutto per:

  • sintetizzare osservazioni e valutazioni;
  • organizzare dati e informazioni sugli studenti;
  • predisporre bozze di obiettivi educativi;
  • suggerire strategie e adattamenti didattici;
  • supportare la redazione della documentazione.

Gli insegnanti sottolineano però un aspetto fondamentale: ogni contenuto prodotto dall’IA viene verificato, corretto e adattato dal docente. La responsabilità educativa resta sempre umana.

Opportunità e rischi

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella predisposizione dei piani educativi ha aperto un dibattito. Da un lato c’è chi vede nella tecnologia una possibilità concreta per recuperare tempo da dedicare agli studenti e alle famiglie.

Tra le testimonianze, quella più forte è quella di Paul Stone, docente di sostegno intervistato da NPR: “Questo lavoro, quest’anno, sta mettendo a dura prova la mia salute mentale. A volte penso che dovrebbero esistere due professioni diverse: una dedicata alla documentazione e una al lavoro con i ragazzi.” 

Non si tratta soltanto di una percezione. Il docente precisa: «A volte penso che dovrebbero esistere due professioni diverse, una dedicata alla documentazione e una al lavoro con i ragazzi». Una frase che sintetizza bene il disagio segnalato da molti insegnanti.

Dall’altro ci sono preoccupazioni legate alla tutela dei dati personali e al rischio di produrre documenti standardizzati, poco aderenti alle caratteristiche specifiche di ogni alunno.

Come l’esperienza di Mary Acibu, insegnante di sostegno in una scuola media della California. Durante le lezioni lavora con studenti provenienti da contesti sociali difficili, segue attività di gruppo, osserva i progressi e costruisce relazioni educative. Come molti colleghi, però, deve dedicare una parte consistente del proprio tempo alla documentazione richiesta dalla normativa. È proprio questo squilibrio tra lavoro educativo e adempimenti amministrativi che sta spingendo molti insegnanti a sperimentare strumenti di intelligenza artificiale. 

Per questo motivo molti esperti invitano a considerare l’IA come uno strumento di supporto e non come un sostituto del lavoro professionale degli insegnanti.

Una domanda che riguarda anche la scuola italiana

L’inchiesta di NPR pone una questione che merita attenzione anche nel nostro Paese. Negli ultimi anni il personale scolastico ha più volte segnalato l’aumento delle incombenze burocratiche che accompagnano l’attività didattica. Una situazione particolarmente evidente nel sostegno, dove la qualità della progettazione educativa richiede tempo, confronto e continuità. L’intelligenza artificiale non può sostituire la relazione educativa, l’osservazione professionale o il lavoro collegiale dei gruppi che seguono gli studenti con disabilità. Può però contribuire a ridurre alcune attività ripetitive e amministrative.

L’inchiesta di NPR non racconta insegnanti che vogliono essere sostituiti dall’intelligenza artificiale. Racconta professionisti che cercano di recuperare tempo per fare ciò per cui hanno scelto questo lavoro: insegnare, osservare, ascoltare e costruire relazioni educative con gli studenti. 

La sfida, oggi, non è scegliere tra tecnologia e professionalità. È capire come utilizzare la tecnologia per restituire agli insegnanti il bene più prezioso: il tempo da dedicare agli studenti.

Articolo liberamente ispirato all’inchiesta “Could artificial intelligence improve special education?”, pubblicata da NPR (National Public Radio) il 20 maggio 2026.