In Italia le donne studiano più degli uomini. Ma non basta

In Italia le donne studiano di più, ma lavorano meno e guadagnano meno. È il quadro che emerge dal Rendiconto di genere pubblicato dall’INPS, che fotografa un sistema ancora segnato da forti disuguaglianze.

«Le donne sono mediamente più istruite, ma continuano ad avere minori opportunità nel lavoro e nelle carriere».

Un paradosso che attraversa tutto il mercato del lavoro italiano.


I numeri del divario

Secondo il rapporto INPS:

  • il tasso di occupazione femminile resta oltre 17 punti più basso rispetto a quello maschile
  • gli stipendi delle donne sono inferiori del 25,7%
  • solo il 36,7% delle assunzioni femminili è stabile
  • il 57% del lavoro part-time riguarda le donne

«Il part-time continua a essere utilizzato soprattutto dalle lavoratrici».

Anche nei ruoli di responsabilità la presenza femminile resta limitata: solo il 21,8% dei dirigenti è donna.


Il peso del lavoro di cura

Una delle cause principali del divario è la distribuzione del lavoro familiare.

Nel 2024 i congedi parentali registrano uno squilibrio molto evidente:

  • 15,4 milioni di giornate utilizzate dalle madri
  • 2,77 milioni dai padri

«Il lavoro di cura continua a ricadere in modo prevalente sulle donne».

Questo squilibrio incide direttamente su occupazione, progressioni di carriera e redditi.


Il nodo dei congedi parentali

Il tema è tornato al centro del dibattito politico dopo la bocciatura della proposta di legge che prevedeva cinque mesi di congedo parentale obbligatorio per ciascun genitore retribuito al 100%. La proposta è stata fermata in Commissione Bilancio della Camera dopo i rilievi della Ragioneria dello Stato sulle coperture finanziarie, stimate in circa 3 miliardi di euro l’anno.

Come ha osservato la sociologa Chiara Saraceno:

«Senza una reale condivisione dei congedi tra madri e padri, le disuguaglianze nel lavoro continueranno».

In Spagna, ad esempio, dal 2024 entrambi i genitori hanno diritto a 19 settimane di congedo retribuito al 100%.


Pensioni più basse

Le disuguaglianze si riflettono anche nelle pensioni. Nel settore privato le pensioni di vecchiaia delle donne risultano inferiori del 46,2% rispetto a quelle degli uomini.

Carriere più brevi, salari più bassi e maggiore diffusione del part-time producono effetti che si trascinano anche dopo il pensionamento.

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