Giornata mondiale degli insegnanti: per imparare (ed insegnare) occorre tempo

“La scuola, l’università, devono recuperare la missione custodita nelle loro etimologie e essere officine di spiriti liberi, critici, aperti, responsabili, dialoganti e per farlo non c’è tempo per la velocità”. Nuccio Ordine

Ci insegnano a possedere un senso critico, ad avere una mente aperta, a vivere passioni e a mettere le emozioni al centro della nostra vita. Ma la domanda è: ci riescono ancora? Oggi, 5 ottobre, in tutto il mondo o quasi, si festeggia la Giornata Mondiale degli Insegnanti, ricorrenza nata nel 1994 con l’obiettivo fondamentale di suscitare riflessioni sul ruolo dei professionisti dell’istruzione, sulle sfide che affrontano quotidianamente e sulle difficili condizioni di lavoro a cui sono spesso sottoposti.

 Il tema scelto quest’anno dall’UNESCO – “Insegnare in libertà, dare maggior potere agli insegnanti” – ci offre un’occasione. Quale? Cercare di capire se la scuola è ancora il luogo ideale in cui un maestro riesce a prendere per mano un ragazzo verso la strada della conoscenza. E, soprattutto, ha il tempo necessario per riuscirci?

OCSE: GLI INSEGNANTI ITALIANI SONO I MENO PAGATI D’EUROPA

 

Quello del tempo non è certo l’unico problema che affligge gli insegnanti italiani. Nel nostro Paese i docenti sono precari, sfruttati, ancora senza rinnovo contrattuale, con forme di reclutamento che prediligono il sapere nozionistico a quello critico e i cui fallimenti sono sotto gli occhi di tutti.

Una delle criticità maggiori riguarda purtroppo le retribuzioni: L’andamento degli stipendi non ha coperto l’aumento del costo della vita – ha messo recentemente in evidenza al Congresso Uil Scuola il Segretario generale Giuseppe D’Aprile -. Il trend degli ultimi anni (dati Istat) mostra che il personale della scuola non ha beneficiato, in termini di crescita delle retribuzioni, dei momenti di sviluppo, con un Paese a PIL crescente. Con il rallentamento del PIL, e attualmente, in assenza di rinnovo contrattuale, la situazione è diventata ancor più critica”.

Accanto alle rivendicazioni sindacali, c’è un dato, ormai noto, che vale più di una sentenza. Secondo l’OCSE i nostri docenti sono i meno pagati d’Europa. Meglio di noi, un po’ tutti: Francia e Germania, ma anche Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia.

GIORNATA MONDIALE DEGLI INSEGNANTI: RICONSEGNAMO AI DOCENTI IL LORO PIU’ GRANDE STRUMENTO: LA PAROLA

La locandina ufficiale della Giornata Mondiale degli Insegnanti.
Nel link, la dichiarazione congiunta di UNESCO-UNICEF-ILO-ÉDUCATION INTERNATIONAL

Altro che “vado al massimo”, a scuola ci vuole “calma e sangue freddo”. Perché? Perché per imparare occorre tempo e per insegnare è fondamentale avere tempo. I docenti di oggi sono sempre più carichi di compiti burocratici, sempre più colpiti dalle logiche della finalizzazione pratica dello studio, dallo spiegare molto e sempre più in fretta, mentre l’insegnamento – e lo studio – sono cura, personalizzazione, empatia, sostegno, ripetizione accurata e sempre diversa.

Cresce la percezione che, più che la cultura, sia l’innovazione  tecnologica la panacea a tutti i mali della scuola italiana. Non regge nemmeno più la narrazione che vede gli insegnanti lontani dalle nuove tecnologie.  Al contrario, molti docenti sono sbarcati sui social: Instagram, YouTube e ora TikTok.

Parola chiave immediatezza. In Italia, sui social, spicca Sandro Marengo, professore di inglese e tedesco ad Alessandria, che sul social cinese ha lanciato un video per studiare, accompagnato dall’hashtag #RipassiamoInsieme e ha superato i 250 mila followers. Altri esempi si possono trovare nella Scuola Primaria ed è recente l’esperimento lanciato dal prof Piercesare Rivoltella del Centro Studi dell’Università Cattolica, che ha aperto un canale su TikTok basato sul mantra “non ti posso raccontare tutto in 15 secondi ma ti do la voglia di approfondire”.

Non fraintendiamo: le possibilità offerte dalla tecnologia possono rappresentare un’ulteriore forma di collegamento tra gli studenti e i ragazzi, ma non può bastare. Lo ha confermato il professore e saggista Nuccio Ordine, intervenuto di recente al Congresso Nazionale della Uil Scuola Rua“Per insegnare è fondamentale conoscere bene l’opera di cui si parla – ha sottolineato -. Ecco perché ai docenti bisognerebbe chiedere meno burocrazia, meno sterili riunioni, meno infruttuosi progetti, meno laboratori metodologici, per lasciare loro più tempo da dedicare allo studio della disciplina e ai propri studenti”. Quella di Ordine, è stata una vera e propria chiamata alla responsabilità: “La scuola, l’università, devono recuperare la missione custodita nelle loro etimologie e essere officine di spiriti liberi, critici, aperti, responsabili, dialoganti e per farlo non c’è tempo per la velocità”.

Dello stesso avviso il cantautore-docente Roberto Vecchioni, anche lui presente al Congresso Uil Scuola Rua: La cultura è causa-effetto, sensibilità verso l’altro, inglobare un mondo in un pensiero, saperlo concepire, è pazienza, capire gli altri anche quando sbagliano o potrebbero dire altro. La cultura ci viene dalla scuola, non da altro”.

 Don Milani sosteneva che imparare a leggere e scrivere è la madre di tutte le conquiste, perché ci evita di cadere nell’analfabetismo e nell’abbandono scolastico. La scuola va tutelata ad ogni costo. Gli insegnanti conservano un compito fondamentale: riuscire a spiegare ai giovani la realtà, il senso del mondo, le connessioni con il passato, la bellezza. Per farlo occorre riconsegnare alla scuola il suo più grande strumento: il tempo.  

Buona Giornata Mondiale a tutti gli insegnanti. E ai loro studenti.

Articolo di Paolo Riggio

 

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