Il nuovo anno scolastico riparte con problemi che ormai non possono più essere considerati emergenze occasionali. Da una parte, oltre 200 mila lavoratori precari tra docenti e personale ATA; dall’altra, edifici scolastici spesso non adeguati ad affrontare periodi sempre più lunghi di temperature elevate.
Per la UIL Scuola il punto è lo stesso: non basta intervenire quando l’emergenza è già esplosa. Servono programmazione, investimenti e soluzioni strutturali capaci di garantire continuità didattica, sicurezza e condizioni di lavoro adeguate.
Caldo nelle scuole: posticipare le lezioni non risolve il problema
Negli ultimi giorni è tornata la proposta di rinviare l’inizio delle lezioni per evitare il caldo di settembre.
Per Giuseppe D’Aprile, Segretario generale della UIL Scuola, uno slittamento di qualche giorno può rappresentare al massimo una soluzione temporanea, ma non può diventare la risposta ordinaria a un problema destinato a ripresentarsi.
Le temperature elevate interessano ormai periodi sempre più lunghi dell’anno scolastico e incidono sul benessere degli studenti, sulla capacità di concentrazione e sulle condizioni di lavoro di docenti e ATA.
Il problema è ancora più evidente nelle classi numerose, negli ambienti scarsamente ventilati e negli edifici costruiti in un contesto climatico molto diverso da quello attuale.

La domanda posta dalla UIL Scuola è semplice: se per il caldo si rinviano le lezioni, cosa si dovrebbe fare in inverno quando gli impianti di riscaldamento non funzionano?
Il calendario scolastico non può essere modificato continuamente per inseguire il clima.
Edilizia scolastica: serve un piano straordinario
La risposta deve passare invece da un grande piano di ammodernamento dell’edilizia scolastica.
Secondo i dati richiamati dalla UIL Scuola, circa sei edifici scolastici su dieci risalgono a prima del 1975 e la grande maggioranza delle scuole non dispone ancora di sistemi adeguati di climatizzazione.
Gli interventi necessari non riguardano soltanto l’installazione di condizionatori. Servono:
- climatizzazione e corretta ventilazione delle aule;
- isolamento e coibentazione degli edifici;
- schermature solari;
- efficientamento energetico;
- ammodernamento complessivo degli spazi scolastici.
Per realizzare un programma di questa portata è indispensabile il coinvolgimento coordinato di Ministero, Regioni, Province e Comuni.
Comfort microclimatico: UIL Scuola chiede di non escludere nessun istituto
Un primo intervento è arrivato con l’Avviso pubblico del 4 settembre 2026 dedicato al miglioramento del comfort microclimatico nelle scuole.

La UIL Scuola ha però segnalato al Ministero una criticità importante.
Le attuali condizioni rischiano infatti di escludere dal finanziamento gli edifici che negli ultimi cinque anni hanno già beneficiato di interventi di efficientamento energetico, come sostituzione degli infissi, isolamento o coibentazione, ma che sono ancora privi di impianti di raffrescamento, climatizzazione o trattamento dell’aria.
Per questo il sindacato ha chiesto al Ministero di chiarire che tali scuole possano accedere alle risorse quando non esista alcuna duplicazione di finanziamenti per lo stesso intervento.
Domande in pochi giorni: chiesta anche la proroga
C’è poi il problema dei tempi.
L’Avviso è stato pubblicato il 4 settembre, mentre le candidature possono essere presentate dalle ore 9 del 7 settembre fino alle ore 14 dell’11 settembre 2026.
Una finestra estremamente ridotta, proprio nei giorni più complessi dell’avvio dell’anno scolastico. Le scuole devono infatti verificare gli interventi già effettuati sugli edifici, reperire la documentazione e raccordarsi con gli enti locali proprietari degli immobili.
La UIL Scuola ha quindi chiesto una proroga della scadenza, affinché gli istituti abbiano un tempo congruo per verificare i requisiti e predisporre correttamente le candidature.
Precariato e strutture: due facce dello stesso problema
Il tema del caldo si inserisce in un avvio dell’anno scolastico già segnato da un altro dato strutturale: oltre 200 mila precari tra personale docente e ATA.
Personale instabile ed edifici inadeguati raccontano due aspetti diversi dello stesso problema: una scuola che troppo spesso viene gestita attraverso interventi emergenziali anziché con una programmazione pluriennale.
Le misure economiche adottate nell’immediato possono essere utili e apprezzabili, ma non possono sostituire una strategia.
Per la UIL Scuola occorre quindi passare dalla logica dell’emergenza a quella della prevenzione: stabilizzare il personale, programmare gli organici e investire sugli edifici affinché siano realmente adeguati alle nuove condizioni climatiche.
Investire nella scuola statale significa investire nel futuro del Paese. E prevenire, anziché intervenire ogni volta dopo l’emergenza, resta la strada più efficace.